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Cenni storici

Il toponimo è molto diffuso in bergamasca ed appare in numerose varianti (Gromo, Grumello del Monte, Gromello dè Zanchi, Grumalto, Gromlongo etc). L'Oliviero lo fece semplicemente derivare da "Grom" (grumo-mucchio, nel significato traslato di poggio-altura). In tempi antichi il centro fu occupato dai Romani, i quali tennero dei presidi militari, attivando probabilmente le miniere di ferro locali. Nel 1226, in nome dell'Imperatore Federico II, nipote di Barbarossa, venne concesso il territorio dell'Alta Valle in feudo alla famiglia Licini e venne eretto il Castello di Gromo. In questo periodo si sviluppa sempre di più l'industria di estrazione del ferro e dell'argento. Dal 1428 al 1797 Gromo, seguendo le sorti della bergamasca, viene annesso alla Repubblica di Venezia. Nelle officine di Gromo, in questo periodo era fiorente l'attività di produzione di armi bianche, spade e storte, pugnali e daghe, spuntoni ed alabarde che si esportavano in tutta Europa. Il 2 Novembre 1666 una valanga di fango, pietrame e legname precipitato dalla zona di Novazza, ridusse notevolmente la fiorente industria. Fu allora che Venezia esentò Gromo da ogni tassa dandole il diritto di chiamarsi città e le affidò uno stemma raffigurante un cigno con una serpe nel becco, sormontato dalla corona ducale. Tra il 1700 ed il 1830 prosperò ancora l'industria del ferro, nelle officine rimaste lungo il fiume Serio; questa attività si estinse completamente con la fine dell'800. Agli inizi del 1900 i piccoli mulini, i magli, le segherie, videro diminuire il loro utilizzo per varie cause, tra queste la diminuzione della quantità d'acqua nei due fiumi principali: il Serio ed il Goglio. Fortunatamente la particolare collocazione del Paese, in zona difficilmente accessibile per ragioni di difesa, ha tenuto a distanza dal vecchio nucleo le nuove costruzioni. Ci è pervenuto così uno degli esemplari più belli ed inalterati di borgata montana fortificata.

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